SOLUZIONI DI ASSEMBLAGGIO & MECCATRONICA

Protezioni in Alluminio per Macchinari Industriali: Quando la Sicurezza Incontra l’Innovazione

In questo articolo noi di TRIMAT vogliamo parlarti di protezioni in alluminio per macchinari industriali, un argomento che di certo gode della sua importanza, quindi il consiglio che possiamo darti è di procedere con la lettura.

Quando si parla di protezioni in alluminio per macchinari industriali si fa riferimento a delle strutture realizzate per impedire l’accesso ai punti pericolosi per qualsiasi tipo di attrezzatura industriale. Ed è proprio in tal senso che noi di TRIMAT studiamo e creiamo protezioni di diverso tipo, tenendo conto delle necessità, richieste e gusti del cliente. Tutta la gamma delle protezioni in alluminio per macchinari industriali, oltre a rispettare le esigenze funzionali delle attrezzature industriali, aggiunge valore estetico all’intero ambiente lavorativo.

Perché per noi l’elevata attenzione per i materiali si unisce alla passione per la cura dei dettagli.

Di seguito ecco allora le caratteristiche dei nostri prodotti:

  • Attenzione al dettaglio: Tutta la gamma delle protezioni in alluminio per macchinari industriali, oltre a rispettare le esigenze funzionali delle attrezzature industriali, aggiunge valore estetico all’intero ambiente lavorativo;
  • Stile: Le nostre protezioni industriali sono realizzate in profilo di alluminio e/o in acciaio verniciato e inox, in relazione alle applicazioni e alle necessità;
  • Accoppiamento con guarnizioni: Gli accoppiamenti tra i profili e le lamiere o i tamponamenti, sono eseguiti con l’ausilio di guarnizioni che garantiscono una continuità di tenuta e isolamento.

Noi di TRIMAT costruiamo, secondo progetto in accordo con le indicazioni del cliente, barriere di protezione perimetrale e protezioni antinfortunistiche a bordo macchina. I gestori degli impianti industriali con presenza uomo hanno l’obbligo di tutelare gli operatori nel rispetto delle normative vigenti in argomento alle aree di rischio e di pericolo indotte da organi in movimento, da attrezzature rumorose, da fuoriuscita di liquidi nocivi.

La progettazione non può prescindere dalle considerazioni sugli impedimenti operativi che le protezioni anti infortunistiche inevitabilmente generano e la realizzazione delle protezioni e delle barriere in profilati estrusi, propri del sistema modulare proposto da noi di TRIMAT, accorciamo i tempi di costruzione delle protezioni e permettiamo di seguire il profilo dei macchinari; soprattutto, rende possibile apportare modifiche a costi ragionevoli nel caso in cui mutino le esigenze di accesso dell’operatore, vuoi per lo svolgimento delle operazioni legate al processo produttivo, vuoi per necessità  di manutenzione. Una protezione ben pensata altera in minima parte il parametro produttività e tutela operatori e responsabili di produzione dal punto di vista legale. Infine, assistiamo il cliente in fase di progetto e, su richiesta, anche per l’installazione della protezione sulla macchina.

INFO13 – Buongiorno a tutti, mi presento….

Il tentativo? Rendere un pochino fruibili le informazioni sull’andamento dell’Alluminio al London Metal Exchange che tutti noi possiamo reperire on-line pigiando pochi bottoni o con pochi touch.
Che possiamo facilmente reperire ma che non poche volte recano interpretazioni contrastanti a seconda della voce che si ascolta.
​Il tentativo, o il desiDario, così da non prenderci troppo sul serio sin da subito…. 🙂

Fondamentale precisazione: ci si rivolge in particolar modo ai soggetti viventi le PMI. ​Più “P” che “M” in realtà, perciò bando agli effetti leva di Forex e CFD, lungi dalle opportunità di speculazione sul cambio Eur/USD, alla larga dai rimbalzi -o dagli storni- dichiarati pressoché certi delle quotazioni borsistiche.
​Non che quanto appena sopra non abbia valore; semplicemente, tali aspetti hanno il più delle volte, per un (piccolo?) buyer, un impatto modesto dal punto di vista decisionale.

La quotazione del metallo in borsa non è il prezzo del metallo sui nostri scaffali, è una delle componenti e, oggi, “vale” circa il 35% del costo complessivo (per materiale ossidato). ​Si consideri che meno di tre anni fa tale incidenza poteva essere realisticamente valutata attorno al 55-60%.
​​Per meglio rendere l’idea: ieri, 100 USD/Ton di scostamento all’LME si traducevano approssimativamente in un 3% di variazione del materiale in casa; oggi in poco più dell’1%.
​In altre parole: se muoviamo anche solo un milione di Eur al giorno di Alluminio in future, variazioni infinitesime recano guadagni (o perdite) consistenti; ma, se operiamo nell’ordine delle migliaia o delle decine di migliaia di Eur, quello che ci stiamo giocando è assai vicino alle trenta monete, non certo a cifre tali da mettere in ginocchio una PMI.
​​Ovvio che se reiteriamo costantemente operazioni troppo avventate….

​Cioè a dire: se ho bisogno di approvvigionare materia prima e non vivo di operazioni short (o long), per prima cosa devo quantificare l’effetto concreto delle oscillazioni centesimali dell’LME e non devo dimenticare che, da un anno a questa parte, sto pagando l’Alluminio 2 Eur al chilo di troppo, generati da sostanziali incrementi del premio, dei costi di trasformazione e degli oneri accessori.

​​Ma 1 dollaro di crescita dell’LME impatta eccome!

​​Certo, 1 dollaro (oggi rispetto a 24 mesi fa), non l’1% settimanale sulla quotazione del metallo che si traduce in zero virgola sul costo finale delle nostre barre!
​​Fermo restando che il soldo non olet, mai, naturalmente.

​La piccola industria lavora a costo standard, a costo medio, con previsionali che difficilmente vanno oltre il semestre successivo o l’esercizio corrente.
​E allora, se ci piacciono -e ci piacciono- i grafici, chiediamoci: meglio una media mobile a 100 o 200 giorni, magari con una più veloce a 21, o meglio un timeframe a 5 minuti che guarderemo -appunto- per soli 5 minuti perché la nostra giornata è occupata da altre cure operative?
​Ci torna più utile ipotizzare l’andamento dell’Alluminio nei prossimi mesi o è meglio inseguire (con gran sacrificio di tempo e senza distrazioni) il presunto punto di minimo per staccare l’ordine della vita?

Il senso della rubrichetta in embrione? Cercar di interpretare e commentare grafici e rumors, per quanto operazione talvolta funambolica. ​In che modo? Lasciando per quanto possibile i piedi a terra, pronti ad essere smentiti ogni qual volta dipingeremo scenari che non si concretizzeranno; sempre e comunque senza verità in tasca. ​​Con quale frequenza? ​Ancora non è dato sapere, prima terminiamo il rodaggio!

​Ah, il perché di INFO13…. Subito detto: l’Alluminio compare nella tavola periodica degli elementi con numero atomico 13 e ci è piaciuto così.

​Alla prossima,
​Dellem

social@trimatsrl.it

SOLUZIONI DI ASSEMBLAGGIO & MECCATRONICA

Soluzioni di assemblaggio & meccatronica

In questo articolo noi di TRIMAT vogliamo parlarti di soluzioni di assemblaggio e meccatronica, quindi, se ti va di saperne di più rimani qui.

Iniziamo soffermandoci sull’assemblaggio meccanico e cerchiamo di capire di cosa si tratta; prima però ci teniamo a precisare che dopo la fase progettuale, l’assemblaggio meccanico dei componenti è una fase estremamente fondamentale per consegnare un prodotto funzionante ai clienti. Detto questo, andiamo a noi; quando si parla di assemblaggio meccanico, si fa riferimento ad una fase fondamentale ai fini della realizzazione del prodotto, che potremmo inserire nel ciclo di post produzione, nella quale i vari particolari meccanici vengono appunto assemblati seguendo il disegno tecnico. Questa fase ha come unico scopo quello di ottenere un prodotto funzionante e che risponde fedelmente alle esigenze del cliente.

Andiamo ora a soffermarci sulla meccatronica e anche in questo caso iniziamo subito dicendoti che si tratta di una disciplina che ha dato una grande svolta nel mondo dell’industria, in quanto essa è in grado di dare nuovi strumenti e tecnologie in grado di ottimizzare la produzione e aumentare in maniera esagerata il livello di automazione. Ma conosciamola più da vicino.

Quando si parla di meccatronica si fa riferimento a tutto un insieme di tecniche che, combinate tra loro, riescono a far interagire tra loro l’elettronica, la meccanica e l’informatica per automatizzare al meglio i sistemi di produzione. Se però ti stai chiedendo da dove nasce questo sistema di tecnologie combinate tra loro, allora va detto anche che nasce proprio dalla necessità di creare dei prototipi e degli standard relativi alla modellistica del corpo, alla simulazione e alla prototipazione dei sistemi di controllo, in particolare di controllo del movimento.

Ecco perché più in dettaglio si parla di Motion Control, che trova la sua principale applicazione nei campi della robotica, della biomeccanica, dell’automazione industriale e dell’avionica, un settore che comprende i sistemi meccanici degli autoveicoli. Nel caso della biomeccanica, essa si concentra sullo studio e lo sviluppo di metodi di controllo elettronici utili per gestire il movimento di organi meccanici dando così alle industrie manifatturiere delle soluzioni per diventare più competitive sul mercato. Grazie al miglioramento della produttività, ma anche della flessibilità e quindi della qualità dei prodotti.

Quindi, potremmo concludere dicendoti che l’obiettivo della meccatronica è quello di rispondere alla necessità di combinare in una stessa applicazione i due aspetti delle grandezze elettriche, ossia l’informazione e l’energia, sapendo bene che riuscire a rappresentare l’informazione è un procedimento fondamentale per eseguire le funzioni di controllo, mentre la capacità di trasportare energia è indispensabile per muovere gli organi meccanici; in ambito meccanico invece, la meccatronica consente di separare l’informazione dall’energia, due realtà che nelle applicazioni meccaniche tradizionali sono legate in maniera indissolubile.

: INFO13 - Premio Billetta: chi era costui? trimat

INFO13 – Premio Billetta: chi era costui?

Ciao Gio’, fa caldo a Port Louis? Il Gianni adesso è nella sua Aruba e dice che in ‘sto periodo il clima non gli piace mica tanto; invece il Roby è stato veramente fortunato, la villa a Nassau l’ha pagata una miseria e adesso chi lo vede più?

Tratteggiato il quadretto, poco bucolico e piuttosto benestante, ci possiamo figurare tre personaggi che, beatamente spaparanzati in luoghi ameni della terra, tra daiquiri e piacenti compagnie, decidono  se e quanto vessare i comuni mortali consumatori di Alluminio.

Se siano realmente tre non è dato sapere (personalmente dubito siano molti di più); di fatto c’è qualcuno che, sulla scorta di non si sa ben cosa, decide che il compratore grossista deve pagare un extra costo rispetto alla quotazione in USD all’LME per trasformare il possesso di titoli in materiale.

Il premio billetta appunto.

Per chiarire: decenni fa è stato introdotto un parametro di prezzo che, da definizione, è quanto l’estrusore deve sborsare per accedere alla consegna fisica delle billette, per far sì che il primarista gli consegni il semilavorato entro la data stabilita.
In altre parole, il prezzo delle nostre barre è composto dalla quotazione in borsa, in Europa dal cambio EUR/USD, dal premio, dai costi di trasformazione, dal calo di estrusione, e da costi accessori quali trattamento superficiale, imballo e trasporto.

L’incidenza del premio? Per anni tra i 400 e i 500 USD/ton, 50 centesimi al Kg, da quando il nostro metallo ha iniziato ad arrampicarsi sulla vetta della borsa, 2000 / 2200 USD/ton.
Una follia.
Una follia perché é vero solo parzialmente che va a coprire gli extra costi generati dal caro energia e dintorni sostenuti dai processi di estrazione del minerale, dalle prime trasformazioni e dall’annessa logistica.
Una follia perché, da definizione, è quanto si paga per tradurre in materia ciò che i proprietari di titoli in teoria già possiedono.
Una follia perché non c’è relazione diretta tra le oscillazioni di tutto quanto sopra e il suo andamento.

Soprattutto, una follia -speculativa- perché, mentre originariamente si narra fosse giostrato con finalità diametralmente opposta, cioè per calmierare l’eccesso di variabilità dei titoli cartacei / virtuali, da un anno e mezzo segue la curva dell’LME amplificandone gli effetti deleteri.
Altrimenti detto: sino a pochi anni fa se la borsa saliva troppo il premio scendeva un poco, così da contenere parzialmente l’impatto economico sull’industria; il viceversa per garantire marginalità a broker e simili; adesso i trend sono paralleli e ben conosciamo i risultati.

E’ legge di mercato, c’è carenza di materiale, l’offerta non copre la domanda, il prezzo sale.

Certo, in borsa funziona così, ma il premio che c’entra, posto che alle origini il suo scopo era esattamente contrario?
E siamo proprio certi che l’Alluminio un paio d’anni fa abbia iniziato a scarseggiare? Stiamo esaurendo le scorte di uno dei minerali più presenti nella crosta terrestre? Le miniere chiudono perché l’energia necessaria all’estrazione e alle prime trasformazioni costa troppo? La domanda si é contratta e la marginalità deve essere garantita a tutti gli operatori del settore? Mah….

Se così fosse, non si spiega perché -a tutt’oggi- il prezzo del premio si aggira tra i 1600 e i 1800 USD/ton in Europa mentre in Turchia lo si paga tra i 900 e i 1100.
A meno di non dare per assunto che metà delle miniere di bauxite si trovino in Anatolia e che la medesima possa godere di fonti di approvvigionamento energetico a costo irrisorio rispetto a noi.

70-80 centesimi al Kg in meno da Istanbul a Brescia per un prodotto fittizio? Per un parametro imperscrutabile? Per un accessorio del prezzo insondabile ai più? Mah….

L’LME sta puntando i 2000 Dollari a tonnellata, o 2000 EUR (siamo alla parità), riportiamo il premio billetta a valori che rispecchino il criterio della logica et voilà, siori e siore, ecco a voi un Kg di Alluminio ben al di sotto dei 4 EUR!

Alla prossima,
Dellem

INFO13 – Ho visto un Gap!

Un Gap -alla lettera spacco– è un balzello che si osserva nei grafici di borsa quando avviene un’interruzione nella continuità della curva del prezzo di un titolo; in altre parole un vuoto all’interno del quale non vi sono state contrattazioni.
Per inciso, si possono individuare nei grafici a candela, come quelli riportati ad esempio, non in quelli lineari, che uniscono i soli prezzi di chiusura ma che non permettono di rilevare le discontinuità.
Non ultimo, per loro natura si manifestano solamente alla fine del periodo di osservazione, quale che sia il time frame di riferimento, dal minuto alla mesata.
L’analisi tecnica si sbizzarrisce con definizioni tra l’altisonante e il criptico, rigorosamente di matrice anglofona (Breakaway Gap, Measuring Gap, Exhaustion Gap), attribuendo al fenomeno valori e significati di tutto rispetto, quasi a rasentare la certezza previsionale.
I due grafici che compaiono appaiati in questa paginetta ne riportano due tanto modesti da rientrare nella tipologia “Common”, slegati da geometrie e figure particolari, irrimediabilmente fini a se stessi.
O quasi….
Restringiamo il campo e soffermiamoci su queste geometrie.
Dicasi Upside Gap quello in cui il minimo del giorno è superiore al massimo raggiunto durante la seduta precedente; nel caso contrario, quando cioè il massimo del giorno è inferiore al minimo di ieri, ci troviamo d’innanzi -par ovvio- a un Downside Gap.
E il legame con l’Alluminio dove si nasconde?
Capo primo i grafici sono quelli dell’adorato metallo, neanche a dirsi; capo secondo sono entrambi relativi alla stessa giornata di contrattazione, un giorno di fine settembre, cambia solamente il time frame, orario il primo, mensile il secondo.
Capo terzo, lastbatnotlist, oltre a chiarire visivamente quanto appena sopra espresso, mostrano una situazione che potrebbe generare preoccupazione in noi minibuyer.
Già, perchè l’Upside Gap nel grafico sulla sinistra si è chiuso in poche sedute, confermando la teoria secondo la quale “prima o poi il prezzo torna a livello del Gap” e, almeno sulla carta, si potrebbe assistere al formarsi di un mini trend crescente, con le conseguenze che ben si possono immaginare.
In aggiunta, la linea rossa del grafico a destra evidenzia un altro buco, della stessa natura del precedente, formatosi verso aprile di quest’anno a quota 3044 dollari e ancora impunemente aperto.
In entrambi i casi un pessimo segnale per il prossimo quadrimestre o semestre, tenuto anche conto del fatto che il cambio Eur / Usd in questi giorni è decisamente poco favorevole: dopo mesi di oscillazioni minime, a settembre ha rotto al ribasso assestandosi di qualche punto al di sotto della parità.
Cattivi presagi, insomma.
E invece no!
Fermo restando che i cali di borsa sono in gran parte compensati dai rincari dell’energia che fanno lievitare smodatamente sia la trasformazione, che l’ossidazione anodica, che i costi accessori, quanto sopra si ferma alla mera teoria, come quasi sempre in analisi tecnica.
In primis, storicamente, i Gap possono chiudersi anche dopo anni, o mai.
In secondo luogo sono stati presi in esame, volutamente, due grafici con time frame (quasi) agli estremi, girando al largo da quelli settimanali o dai più significativi giornalieri.
Perdete qualche minuto a sbirciare on-line: potrete osservare tanti di quei Gap aperti nell’ultimo anno che vi passerà la voglia di prendere in considerazione questi pseudo segnalatori di inversione di tendenza, buoni forse solo per i trader da scalping!
Non che siano totalmente inaffidabili, questo no, a volte si chiudono, ma da qui a giocarci il budget acquisti….
Alla prossima,
Dellem
Ciao, cosa vuoi cercare?
Trimat S.r.l. - Profili strutturali in alluminio e nastri modulari inox
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