INFO13 – Ho visto un Gap!

Un Gap -alla lettera spacco– è un balzello che si osserva nei grafici di borsa quando avviene un’interruzione nella continuità della curva del prezzo di un titolo; in altre parole un vuoto all’interno del quale non vi sono state contrattazioni.
Per inciso, si possono individuare nei grafici a candela, come quelli riportati ad esempio, non in quelli lineari, che uniscono i soli prezzi di chiusura ma che non permettono di rilevare le discontinuità.
Non ultimo, per loro natura si manifestano solamente alla fine del periodo di osservazione, quale che sia il time frame di riferimento, dal minuto alla mesata.
L’analisi tecnica si sbizzarrisce con definizioni tra l’altisonante e il criptico, rigorosamente di matrice anglofona (Breakaway Gap, Measuring Gap, Exhaustion Gap), attribuendo al fenomeno valori e significati di tutto rispetto, quasi a rasentare la certezza previsionale.
I due grafici che compaiono appaiati in questa paginetta ne riportano due tanto modesti da rientrare nella tipologia « Common », slegati da geometrie e figure particolari, irrimediabilmente fini a se stessi.
O quasi….
Restringiamo il campo e soffermiamoci su queste geometrie.
Dicasi Upside Gap quello in cui il minimo del giorno è superiore al massimo raggiunto durante la seduta precedente; nel caso contrario, quando cioè il massimo del giorno è inferiore al minimo di ieri, ci troviamo d’innanzi -par ovvio- a un Downside Gap.
E il legame con l’Alluminio dove si nasconde?
Capo primo i grafici sono quelli dell’adorato metallo, neanche a dirsi; capo secondo sono entrambi relativi alla stessa giornata di contrattazione, un giorno di fine settembre, cambia solamente il time frame, orario il primo, mensile il secondo.
Capo terzo, lastbatnotlist, oltre a chiarire visivamente quanto appena sopra espresso, mostrano una situazione che potrebbe generare preoccupazione in noi minibuyer.
Già, perchè l’Upside Gap nel grafico sulla sinistra si è chiuso in poche sedute, confermando la teoria secondo la quale « prima o poi il prezzo torna a livello del Gap » e, almeno sulla carta, si potrebbe assistere al formarsi di un mini trend crescente, con le conseguenze che ben si possono immaginare.
In aggiunta, la linea rossa del grafico a destra evidenzia un altro buco, della stessa natura del precedente, formatosi verso aprile di quest’anno a quota 3044 dollari e ancora impunemente aperto.
In entrambi i casi un pessimo segnale per il prossimo quadrimestre o semestre, tenuto anche conto del fatto che il cambio Eur / Usd in questi giorni è decisamente poco favorevole: dopo mesi di oscillazioni minime, a settembre ha rotto al ribasso assestandosi di qualche punto al di sotto della parità.
Cattivi presagi, insomma.
E invece no!
Fermo restando che i cali di borsa sono in gran parte compensati dai rincari dell’energia che fanno lievitare smodatamente sia la trasformazione, che l’ossidazione anodica, che i costi accessori, quanto sopra si ferma alla mera teoria, come quasi sempre in analisi tecnica.
In primis, storicamente, i Gap possono chiudersi anche dopo anni, o mai.
In secondo luogo sono stati presi in esame, volutamente, due grafici con time frame (quasi) agli estremi, girando al largo da quelli settimanali o dai più significativi giornalieri.
Perdete qualche minuto a sbirciare on-line: potrete osservare tanti di quei Gap aperti nell’ultimo anno che vi passerà la voglia di prendere in considerazione questi pseudo segnalatori di inversione di tendenza, buoni forse solo per i trader da scalping!
Non che siano totalmente inaffidabili, questo no, a volte si chiudono, ma da qui a giocarci il budget acquisti….
Alla prossima,
Dellem
: INFO13 - Ohi settembre, che farò?

INFO13 – Ohi settembre, che farò?

Settembre, il mese dei ripensamenti; in questo caso quello dei pensamenti.
​Un paio di grafici aiutano a confondere le idee, già colme di incertezza, sulle attese autunnali riguardanti il grigio metallo non ferroso.

​Il periodo osservato? L’anno, accorciato un poco -e malamente- per esigenze di pixel.
Il timeframe, o frazionamento temporale? La settimana: qui non si trada, qui si cercano segnali per capire se è il caso di rimpolpare il magazzino o, almeno, di iniziare a pianificare gli acquisti.

​A che cosa servono dei grafici che non mostrano i valori del prezzo?

La prima ragione è che noi siamo a caccia di sentiment o, in più prosaiche parole, di che cosa ci attende nei prossimi mesi; non ricerchiamo il livello di ingresso bensì il timing; in altre parole, il quando.
​​In seconda battuta: se ho esigenze produttive immediate, se la tempistica è predeterminata dalla commessa, non ho margine d’azione, mi trovo in situazione obbligata e le quotazioni dell’LME non servono perché non posso scegliere a che livello acquistare, devo comunque.

​Vai con i tecnicismi di basso rango.

​Il grafico che compare nella metà sinistra dell’immagine è una rappresentazione candlestick con media mobile ALMA a 9 periodi; in aggiunta, un box con il segnale suggerito dalla rappresentazione delle candele giapponesi.
Leggiamolo: movimento laterale dalla seconda metà di giugno, quindi situazione di sostanziale incertezza, mentre le candeline orientali prospettano un andamento che, a distanza di 5 settimane, ancora non si profila nonostante l’indicazione rialzista dichiarata certa a far data fine luglio.
Tra parentesi, in questo caso la media mobile del signor Arnaud Legoux è servita solo a complicarci la vita perché calcolare i minimi quadrati a manina è complesso e non tutte le piattaforme on-line lo fanno.

Il secondo grafico, sulla destra, è un Renko, accompagnato da una media mobile semplice a 5 periodi; i box delle candele nipponiche non si palesano ma -si chiede atto di fede- in corrispondenza delle « P » azzurre ci sono.
​Per non far torti, leggiamo anche lui: nessuna variazione significativa rispetto all’andamento dell’ultimo semestre, nessun taglio con la media mobile veloce, quindi ​trend apparentemente stabile.
​Anche in questo caso restiamo in trepida attesa della conferma del rialzo prospettato dalle candele giapponesi, l’indicazione era la medesima.

​​A corredo e in conclusione: più semplice costruire il primo grafico, meno complicato tracciare la seconda media mobile; in entrambi i casi i moccoli orientali non si sono rivelati ‘sto gran attendibili, finora.
​Stessa base di dati, indicazioni non propriamente coerenti.
Secondo atto di fede: se avessimo costruito i grafici con orizzonti e timeframe diversi, con buona probabilità avremmo ricavato altrettanti segnali discordanti.

E non s’é ancora discorso di volumi, gap, indicatori e oscillatori: carina l’analisi tecnica, neh?

Alla prossima,
Dellem

social@trimatsrl.it

INFO13 – Cronistoria e speculazione

Negli ultimi dieci anni il massimo raggiunto in borsa dal nostro amato metallo è stato nell’ordine dei 2600 dollari per tonnellata (con un minimo attorno ai 1450 nel 2020 in ragione degli eventi nefasti).
Questa primavera ha superato i 3950, circa il 50% in più del precedente massimo storico, oltre il doppio della quotazione media degli ultimi 3-5 anni.

Il premio billetta è balzato dai 400-450 dollari/ton, valore attorno al quale è stazionato per circa un decennio, a circa 2200 per poi assestarsi, negli ultimi mesi, tra i 1700 e i 1850, circa quattro volte il giusto.
Teniamo ben presente questo differenziale, oggi più o meno 1300-1350 dollari rispetto alla norma: servirà in futuro per inquadrare il fenomeno che si sta vivendo da un paio d’anni.
E il cambio Eur/USD? Attorno a 1.1 a tarda primavera del 2020, un paio di balzi in area 1.2 a primavera 2021, discesa costante sino ad oggi con un recente balzello attorno alla parità; da qualche mesetto oscillazioni di qualche punto percentuale e nulla più.
I costi di trasformazione e -per coloro ai quali interessa- di anodizzazione, sono cresciuti anch’essi: legati ai maggiori oneri energetici, così come gli imballi e il trasporto, hanno fatto registrare un incremento tra il 20 e il 30% a seconda che si discorra di metallo grezzo ovvero anodizzato.

Adesso recuperiamo la tradizionale carta del formaggio, un lapis, e buttiamo giù due numeri attualizzati.
80-90 Eur/Ton di incremento dell’LME oltre a 50-60 Eur/Ton di maggiorazione per trasformazione, ossidazione e costi accessori: diciamo 1,5 Eur di aumento del prezzo riconducibile a fattori legati a un po’ di speculazione e al costo dell’energia.

Tra parentesi: la speculazione in borsa sulla materia prima, quella vera, è quella che ha fatto sfiorare al metallo i 4000 USD/Ton, non quella che ha incrementato il prezzo di 800 USD/Ton rispetto agli ultimi tre anni addietro!

Negli ultimi dieci anni, anno più anno meno, la forbice del prezzo ha avuto scostamenti alternati di una decina di punti percentuali rispetto alla media calcolata sul medesimo lasso di tempo.
Altrimenti detto, la distanza di picco tra i minimi e i massimi storici è stata di 20 punti percentuali o giù di lì; quindi, in buona sostanza, un prezzo sostanzialmente stabile.
Se teniamo conto del contesto inflattivo che accompagna la nostra economia, sarebbe stato logico attenderci un incremento approssimativo del 25-30% dovuto a fattori naturali, mentre così non è stato.
Cioè a dire: gli 80 centesimi in più di oggi, cambi valutari a parte, non sono altro che un aggiornamento del listino, sono il groupage dei mancati aumenti dell’ultimo decennio applicati in unica soluzione.

Non è invece così né per il +300% del premio billetta, né per i 1500 USD di troppo dell’LME di pochi mesi fa: queste sono le vere speculazioni, queste sono le voci di costo ingiustificate.

In soldoni (è il caso di dirlo), a chiosa e azzardando un po’: non stupiamoci se l’Alluminio grezzo dovesse assestarsi, terminata la buriana, attorno ai 3,7-4,0 Eur/Kg perché c’è caso che sia il suo prezzo corretto.

Alla prossima,
Dellem

social@trimatsrl.it

Dalla Progettazione alla Realizzazione: L’Impatto della Personalizzazione nelle Linee di Produzione

Tu lo sapevi che una progettazione su misura può portare grandissimi vantaggi e quindi aumentare l’efficienza e la competitività industriale? Di certo ci avrai pensato, ma noi di TRIMAT vogliamo approfondire l’argomento in questo articolo.

Non è un mistero quanto stiamo per dirti, anzi, se già non lo sai è bene che tu sappia che eseguire una progettazione dettagliata, e quindi su misura, si rivela davvero fondamentale per il successo in ambito industriale. Pianificare con attenzione gli impianti industriali, considerando le esigenze dei clienti, le normative vigenti e il capitale disponibile è essenziale per un’attività di alto profilo e lungimirante.

Devi sapere che se la progettazione riguarda gli impianti industriali diventa molto più complessa, questo perché gli investimenti sono davvero importanti e quindi ogni errore può avere delle pesanti conseguenze sui bilanci aziendali. Quindi, stando a quanto detto finora, è bene che chi si occupa della progettazione segua minuziosamente le varie fasi, senza tralasciarne nessuna, per arrivare ad un lavoro finale davvero impeccabile.

Ovviamente se le varie fasi della progettazione industriale saranno ben fatte, avremo dei grandi benefici, vediamoli assieme. In primis, tra i tanti benefici troviamo prodotti di qualità nettamente superiore, che si traduce in riduzione dei costi ma anche il riuscire a mantenere sempre un alto grado di efficienza e quindi competitività nel mondo del mercato che è sempre in itinere.

Ma cosa serve per fare tutto ciò? La base è indubbiamente rappresentata da una corretta pianificazione che prevede la comprensione approfondita delle esigenze aziendali, ma anche l’esperienza, la professionalità e la capacità di integrare nuove tecnologie. Inoltre non va dimenticato che eseguire una corretta progettazione industriale significa creare un investimento che, a lungo termine, ripaga con risparmi economici, riduzione dei tempi di realizzazione e minimizzazione dei rischi. Un’attenta pianificazione consente di prevedere potenziali problemi prima che si trasformino in costose complicazioni.

Infine passiamo a vedere quelle che sono le tre fasi del processo di progettazione degli impianti industriali, ovvero:

  • Pianificazione preliminare: Viene definita la fattibilità, il budget e i principali obiettivi del progetto;
  • Pianificazione definitiva: Si preparano i documenti necessari per la presentazione e approvazione del progetto;
  • Pianificazione esecutiva: Si redigono i dettagli tecnici, inclusi capitolati e computi, per l’avvio della realizzazione.

Ovviamente la buona riuscita della progettazione prevede il seguire minuziosamente queste tre fasi, ai fini di prevenire poi l’insorgere di problemi futuri. Concludiamo quindi dicendoti ancora una volta che con una progettazione attenta alla sicurezza, all’innovazione e alle nuove tecnologie, l’impiantistica industriale continuerà a giocare un ruolo fondamentale nella crescita delle aziende.

Dalla Progettazione alla Realizzazione: L’Impatto della Personalizzazione nelle Linee di Produzione

Tu lo sapevi che una progettazione su misura può portare grandissimi vantaggi e quindi aumentare l’efficienza e la competitività industriale? Di certo ci avrai pensato, ma noi di TRIMAT vogliamo approfondire l’argomento in questo articolo.

Non è un mistero quanto stiamo per dirti, anzi, se già non lo sai è bene che tu sappia che eseguire una progettazione dettagliata, e quindi su misura, si rivela davvero fondamentale per il successo in ambito industriale. Pianificare con attenzione gli impianti industriali, considerando le esigenze dei clienti, le normative vigenti e il capitale disponibile è essenziale per un’attività di alto profilo e lungimirante.

Devi sapere che se la progettazione riguarda gli impianti industriali diventa molto più complessa, questo perché gli investimenti sono davvero importanti e quindi ogni errore può avere delle pesanti conseguenze sui bilanci aziendali. Quindi, stando a quanto detto finora, è bene che chi si occupa della progettazione segua minuziosamente le varie fasi, senza tralasciarne nessuna, per arrivare ad un lavoro finale davvero impeccabile.

Ovviamente se le varie fasi della progettazione industriale saranno ben fatte, avremo dei grandi benefici, vediamoli assieme. In primis, tra i tanti benefici troviamo prodotti di qualità nettamente superiore, che si traduce in riduzione dei costi ma anche il riuscire a mantenere sempre un alto grado di efficienza e quindi competitività nel mondo del mercato che è sempre in itinere.

Ma cosa serve per fare tutto ciò? La base è indubbiamente rappresentata da una corretta pianificazione che prevede la comprensione approfondita delle esigenze aziendali, ma anche l’esperienza, la professionalità e la capacità di integrare nuove tecnologie. Inoltre non va dimenticato che eseguire una corretta progettazione industriale significa creare un investimento che, a lungo termine, ripaga con risparmi economici, riduzione dei tempi di realizzazione e minimizzazione dei rischi. Un’attenta pianificazione consente di prevedere potenziali problemi prima che si trasformino in costose complicazioni.

Infine passiamo a vedere quelle che sono le tre fasi del processo di progettazione degli impianti industriali, ovvero:

  • Pianificazione preliminare: Viene definita la fattibilità, il budget e i principali obiettivi del progetto;
  • Pianificazione definitiva: Si preparano i documenti necessari per la presentazione e approvazione del progetto;
  • Pianificazione esecutiva: Si redigono i dettagli tecnici, inclusi capitolati e computi, per l’avvio della realizzazione.

Ovviamente la buona riuscita della progettazione prevede il seguire minuziosamente queste tre fasi, ai fini di prevenire poi l’insorgere di problemi futuri. Concludiamo quindi dicendoti ancora una volta che con una progettazione attenta alla sicurezza, all’innovazione e alle nuove tecnologie, l’impiantistica industriale continuerà a giocare un ruolo fondamentale nella crescita delle aziende.

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